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Dei Geni

Sottotitolo

(Dell' Entusiasmo delle Belle Arti, II)

Autore

Saverio Bettinelli

ISBN

978-88-7000-094-8

Numero Pagine

116

Anno

1986

Formato cm

11.0 x 19.0

€ 5,00

Sintesi

Il destino dell' Entusiasmo e in genere del pensiero estetico di Bettinelli, la loro piuttosto misera "fortuna", hanno qualche tratto paradossale. A partire dalla fine del secolo scorso esegeti e lettori, anche attenti, hanno preso a collocarli puntualmente tra sensismo e platonismo, illuminismo e romanticismo, arcadia e illuminismo, classicismo e illuminismo, e così via. Non si tratta per la verità di un destino eccezionale, nè di un Purgatorio troppo rigoroso. Altri scrittori, anche grandi, l'hanno condiviso e del resto il considerare un'opera, poetica o filosofica, come un intermezzo, l'anello di una catena, è quasi, per ogni critica di derivazione storicistica, una regula artis. Il caso di Bettinelli è tuttavia particolare. Intanto il tra è anche un fuori, dell'estetica prima di tutto. "Senonchè il libro del Bettinelli - l'Entusiasmo, naturalmente - non contiene altro che vivaci ed eloquenti determinazioni empiriche della psicologia del poeta", dove l'accento cade sul "senonchè" iniziale, rivelatore di cosa Benedetto Croce pensasse delle poetiche non filosofiche in genere, delle determinazioni empiriche della psicologia in modo specifico, infine di Bettinelli: uno scrittore simpatico, come tanti uscito di strada. Curiosamente, qualche anno prima si era avuta non già un'esclusione, ma un'annessione, certo indesideratissima e sospetta. Nelle pagine iniziali dell' Uomo di genio Cesare Lombroso aveva affermato che i fisiologi del genio del suo tempo erano giunti, "colla fina analisi dei fatti, alle conclusioni stesse cui, più per colpo d'occhio che colla severa osservazione, era giunto un gesuita italiano, or dimenticato affatto, il Bettinelli, nel libro Dell'Entusiasmo...del 1769." Purtroppo, qui come altrove, è difficile dire se Lombroso parlasse sul serio, se si rendesse conto del peso delle sue parole e soprattutto se avesse letto Bettinelli, il quale non solo come precursoredi Jurgen-Meyer ma anche come seguace di Du Bos non è proponibile affatto. Eppure, anche se non troppo attendibili, le sue affermazioni, come quelle di Croce, più condivisibili su un piano strettamente descrittivo, possono servire a introdurre alcuni problemi, tutti derivati dal paradosso iniziale.

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