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Meleagro, tragedia per musica

C A T A L O G O / Varia / Meleagro, tragedia per musica /

Sottotitolo

del Conte Alessandro Pepoli Preceduta da una Lettera del medesimo sul Melodramma detto Serio

Autore

Pepoli Alessandro

ISBN

978-88-7000-314-7

Numero Pagine

58

Anno

1995

Formato cm

14.0 x 20.0

€ 10,00

Sintesi

Di nobile famiglia bolognese, ma nato e vissuto a Venezia, Alessandro Pepoli (1756-1796) fu protagonista vivace del bel mondo veneziano, fra accademie letterarie e teatri, fra cavalli e sale da gioco. Se l'Alfieri paventò sempre una possibile realizzazione scenica delle sue tragedie diffidando degli attori, Pepoli non disdegnò mai il mondo vivo della realtà teatrale non solo come attore dilettante nel teatro che egli stesso aveva creato dando vita all'Accademia dei Rinnovati, ma anche come impresario e librettista: il libretto de I Giuochi d'Agrigento offerto a Paisiello per l'inaugurazione del Gran Teatro La Fenice nel 1792 è suo. La produzione teatrale di Pepoli comprende tragedie, melodrammi, commedie, drammi lacrimosi. In una lettera a Francesco Albergati, Pepoli classifica così i generi teatrali: «Il palazzo drammatico da me ideato sta così. Nei camerini alti abitano la tragedia, e l'opera seria; nel piano medio la fisedia e le tragedie urbane, ovverosia i drames dei francesi. Nel piano terreno poi le commedie, le farse, l'opere buffe ecc.». Ai piani alti del suo edificio drammatico, alla tragedia e all'opera seria, Pepoli dedicò ogni suo sforzo artistico e teorico. Riguardo alla prima, la sua attività si intreccia con quella dell'Alfieri a partire dall'uscita concomitante delle prime quattro tragedie dell'Alfieri e delle prime quattro del Pepoli, raccolte sotto il titolo I tentativi dell'Italia (Parma, 1783). L'anno successivo, Pepoli attaccherà direttamente il sistema tragico dell'Alfieri anteponendo a La gelosia snaturata ossia Don Carlo Infante di Spagna uno scambio epistolare con il Calzabigi, l'unico, com'è noto, alle cui critiche Alfieri si degnò di rispondere. Se il dibattito sulla tragedia, o sulla mancanza di un teatro tragico italiano, si era rianimato in quegli anni riacceso da una personalità come quella dell'Alfieri, la riforma dell'opera seria, il teatro per eccellenza in Italia, è un tema dominante di tutto il secolo. Intento comune alla trattatistica della seconda metà del Settecento era quello di cercare di rinnovare un genere che si ripeteva stancamente pur trionfando e pur presentandosi come lo spettacolo più prestigioso in tutta Europa, e di regolamentare una prassi teatrale legata alla casualità, a leggi di profitto e di sopravvivenza, il cui successo era legato alla eccezionalità della prestazione canora dei virtuosi.

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